Press and Reviews

“Non ci sono intoppi, tutto scorre con una semplicità quasi disarmante, nessun passo falso, solo un disco ricco di emozioni che fa viaggiare il pensiero lontano verso spazi aperti e sconfinati a perdita d’occhio, dove il concetto del qui si fa infinitesimale e infinito allo stesso tempo. I The Please non hanno paura di mostrarsi per quello che sono, si mettono a nudo.”

ROCKIT ( Here, 2016)

“Quello che rende davvero interessante, attuale e ricco di spunti questo lavoro è la cura, la raffinatezza e la bravura con cui Mattia Airoldi e compagni confezionano canzoni in grado di distendersi in totale autonomia in un hic et nunc fascinoso ed evocativo, malinconico e disilluso.”

SENTIREASCOLTARE ( Here, 2016)

“La terza prova della band lombarda THE PLEASE suona come la naturale chiusura del cerchio, il sunto ideale di un omnibus musicale che negli anni ha rincorso varie deviazioni, tra pop orchestrale, folk e soft-rock, e che qui trova il suo più definito compimento.”

SENTIREASCOLTARE ( Here, 2016)

“Here finisce per convincere in tutto il suo insieme soprattutto in virtù di un sound innegabilmente di respiro internazionale. Un’accattivante armonia che prende vita sulle rive dell’Adda.”

DISTORSIONI.NET Here, 2016)

“Di stanza in lombardia ma cittadini del mondo non appena imbracciano i loro strumenti, questi THE PLEASE rielaborano suoni e suggestioni vintage con la competenza di chi ha frequentato a lungo vinili consacrati dalla storia non senza l’ambizione di guadagnarsi almeno una citazione nei volumi che a quei capolavori verranno ancora riservati. (…) 
FOLKROCK COLTO E ADULTO .”

ROCKERILLA cartaceo ( Here, 2016)

“Le sei anime degli strumenti che compongono i The Please si incontrano e si fondono nelle canzoni dell’album, lavorando con eleganza e partecipazione, riuscendo nel difficile compito di trasmettere all’ascoltatore una suggestione, un’immagine. Una volta terminata la magia, vi basterà tornare al principio e premere play”

EXITWELL Cartaceo ( Here, 2016)

” Here è un disco raffinato, che cresce ascolto dopo ascolto.”

BLOW UP cartaceo ( Here, 2016)

“Nuvole dense che guardano la pianura americana, Here è il nuovo album di soffice folk anni sessanta dei milanesi The Please. Non vi alzate oggi, prendete questo meraviglioso cuscino e tornate a letto.”

THE BREAKFAST JUMPERS ( Here, 2016)

“I nostri ci regalano una prova di respiro internazionale, intensa, dove la parola QUI non significa tempo, ma significa casa, un qualcosa che va oltre le concezioni per una musica che non ha età, ma che ha trovato la propria dimensione nel condividere; poi dentro c’è tutto il resto: i rapporti che si aprono e si chiudono e la vita che prende il colore che le vogliamo dare”

INDIEPERCUI ( Here, 2016)

“Un album poetico in cui la parola “Qui” non vuole essere intesa come indicazione spazio-temporale ma semplicemente come presenza, come compagnia, come luogo amico dove poter condividere la propria vita serenamente insieme al prossimo. Undici tracce emozionanti che conducono l’ascoltatore in un viaggio su strade impolverate da sonorità psichedeliche che profumano di folk e country. Un viaggio così piacevole da intraprendere ad occhi chiusi che vorresti non finisse mai. 
“Here” è fuori dal tempo ma all’interno di un’anima.”

ARTISTSANDBANDS.ORG ( Here, 2016)

“La band milanese riprende i migliori elementi di un certo songwriting d’oltreoceano, mischiandolo con atmosfere folk à la Mumford&Sons, senza rinunciare ad alcune sezioni di piano chiaramente beatlesiane. Lo si chiamerebbe un album di respiro internazionale; qui sosteniamo, in maniera più modesta, che Here  è un album in grado di reggere (e vincere) il confronto con diverse produzioni estere.” 

SHIVER WEBZINE ( Here, 2016)

“La band lombarda tocca il
traguardo del quinto album dove con una maturità da veterani (quali ormai sono) sfoderano con una classe cristallina un delizioso songwriting che attinge dal folk beat dei 60s’ tra Beatles, Jefferson Airplane e Beach Boys o dai Traffic e Fairport Convention e i loro recuperi folk dei 70’s  ma anche da umori ben più recenti e attuali come Riley Walker, Fleet Foxes o addirittura i primi Coldplay. 
Canzoni fresche, solari, frizzanti anche quando vitrano verso linee melodiche più malinconiche.
Pregevole.”

TONYFACE BACCIOCCHI ( Here, 2016)

” Sei corpi in un disco dalle tre anime folk, rock e psichedelica, così i THE PLEASE strizzano l’occhio al mondo ed offrono il messaggio autentico ed immediato che bisogna sempre accettarsi per come si è.”

PAPER STREET ( Here, 2016)

 

” La ricerca emotiva che fa la band è la parte centrale di questo lavoro, poiché non è facile riuscire a trovare un posto da chiamare casa in una modernità che ci obbliga all’assenza di emozioni forti. Un album che ti fa sentire a casa sempre, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo.”

ROCKANDMORE ( Here, 2016)

” La sensazione che lascia il disco dei The Please è: “pensate pure quello che volete della nostra musica, tanto noi la suoniamo lo stesso“. Sembra che la band sia arrivata (già) a un alto grado di maturità e consapevolezza. Non è musica nuova, non è sperimentale, è antica da qualunque punto di vista la si guardi. Ma è ben suonata e molto ispirata. Non è abbastanza? Pazienza.”

Intervista: http://www.musictraks.com/intervista-the-please-puntiamo-alloscar.html

TRAKS ( Here, 2016)

” Undici canzoni, undici gioiellini di melodia pura”

INDIE-ZONE.IT ( Here, 2016)

” Parlando di viaggi, o di eredità americane, di quando cinquant’anni fa le macchine bruciavano l’asfalto delle strade nel deserto e il vento muoveva la sabbia di Frisco, ci sarebbe certamente capitato di sentire qualcosa dei Jefferson Airplane. Ma i tempi sono cambiati, quei giovani non corrono più, e a noi non resta che provare a immaginarli. L’alt folk dei The Please ci porta in quella direzione. Il loro Here non è, però, uno stanco ricordo fatto di suggestioni indirette, la malinconia non è per i tempi che non hanno vissuto, piuttosto una discesa nei residui del genere, quando la psichedelia rallentava un attimo e si trovava vuota. È un sound sincero, che improvvisamente inizia a battere, cercando di fare proprie le contaminazioni di un’epoca che non c’è più, in un’altra che ancora non sa chi è. Se qualcuno non aveva mai visto la pioggia, i The Please ci ricordano che quel vento non si è ancora abbassato come credevamo.”

L’INDIEPENDENTE.IT ( Here, 2016)

“E la mattina inizia cosi’…
ti ritrovi per caso nel lettore in sala un CD di un progetto italianissimo chiamato “THE PLEASE” e comprendi fino in fondo 
la pochezza delle etichette discografiche italiane e delle major orgogliose nella loro incapacità di individuare gente straordinaria che nulla ha da invidiare alle band straniere di prim’ordine.
Un misto tra Editors e Arcade Fire con suoni precisi come orologi svizzeri e una voce che incanta e che chiude sempre il cerchio. Procurateveli, ascoltateli e poi guardatevi qualche Talent show …. capirete la differenza tra cakao e cioccolato fine.”

UMBERTO MARIA GIARDINI on Facebook ( 2015)

“Il loro segreto? Vivere in provincia, in un paesino sulle sponde dell’Adda, con la tranquillità e l’inquietudine di chi cerca oltre il proprio orizzonte”

VOGUE cartaceo ( Bitter gospels along the riverside, 2012)

“In un epoca in cui una musica che un tempo sarebbe stata plausibile solo nei paesi anglofoni, oggi può nascere indistintamente sulle rive dell’Adda come in qualche contea della Virginia.”

BLOW UP cartaceo ( Bitter gospels along the riverside, 2012)

“Meno caracollante e vario di  E’ltica ma più maturo e coeso, con una certa rilevanza dell’aspetto letterario dei testi in inglese, la raccolta di gospels amari dei Please si prefigura come l’ennesima perla di un “underground” italiano fiero e resistente. Pronto per essere dissepolto e apprezzato per quel che vale. Cioè molto.”

SENTIREASCOLTARE ( Bitter gospels along the riverside, 2012)

“Ogni viaggio, ogni inizio e ogni fine, un po’ si somigliano; eppure hanno un sapore diverso. E noi stiamo sempre di nuovo sulla riva ad aspettare. E a sperare che alla fine l’amarezza si sciolga un pochino, come nell’ultima pagina di un bel romanzo, come nell’ultima traccia di un bell’album da non perdere.”

ROCKIT ( Bitter gospels along the riverside, 2012)

“Fa presa immediata ma è capace di deliziare l’ascoltatore anche dopo diverse ripetizioni”

INDIEROCCIA.IT ( Bitter gospels along the riverside, 2012)

“Cosa sono i The Please? Sono una band che mette i fiati e non gli archi, che quando la malinconia tocca il fondo è una banda che viene a salvarci.”

MUSICAROVINATA ( Bitter gospels along the riverside, 2012)

“I tredici pezzi che compongono la scaletta scivolano uno dopo l’altro come un balsamo curativo, confermandoci l’ottimo stato di salute di una realtà indipendente italiana completamente avulsa dalle mode musicali del momento, capace di generare dischi che hanno la forza dei classici già al secondo ascolto. E scusate se è poco.”

SHIVER ( Bitter gospels along the riverside, 2012)

“E’ interessante vedere come i The Please riescano a fondere suoni appartenenti a mondi e filosofie musicali diverse (elettronico vs analogico), creando un miscuglio mai ridondante, sempre piacevole e ispirato” 

ROCKIT ( Let efelanti walk out EP, 2010)

“Confrontarsi con la melodia senza risultare banali è sempre un’impresa ardua; The Please, con semplicità ed entusiasmo riescono nell’intento, consegnandoci un lavoro che si ascolta con piacere e trasmette sensazioni positive.” 

BLOW UP cartaceo ( E’ltica – sermon your nihilism, 2009)

“Sulla traccia sono come il Mozart del canestro Drazen Petrovic periodo Real Madrid: sbarbi supponenti ma capaci di metterne 41 di media a partita e 62 in finale di coppa.”

RUMORE ( E’ltica – sermon your nihilism, 2009)

“E’ltica ha il pregio di essere omogeneo pur attraverso uno spettro sonoro ampio e ha preso ogni suggestione sonora per arricchirsi e costruire canzoni di notevole respiro.”

IL MUCCHIO SELVAGGIO ( E’ltica – sermon your nihilism, 2009)

“Un Johnny Cash della nuova generazione, un Lou Reed nella sua migliore interpretazione da solista? Sono tutti grandi nomi che non oscurano la materia originale dei Please, ma regalano al contrario un valore aggiunto ad un esordio che sa farsi notare.”

ROCKIT ( E’ltica – sermon your nihilism, 2009)

“Dopotutto l’album è da subito pretenzioso, in quanto concept incentrato – sempre nelle parole del cantante – sulla fine del mondo (che noi ci aspettiamo nel 2012, già da tempi non sospetti) e sulla rinascita. Se questa è la rinascita, allora speriamo che sto mondo finisca presto.”

SENTIREASCOLTARE ( E’ltica – sermon your nihilism, 2009)

 

Intervista su SENTIREASCOLTARE  ( Febbraio 2010)

Intervista e recensione su IL MUCCHIO( Marzo 2010)

Intervista su VOGUE ( Maggio 2012 )

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